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LETTERATURE COMPARATE LINGUISTICA E LETTERATURA Alcune indagini sulla traduzione: Home page: http://www.maroniusenea.it
Nell'insegnamento di Letterature Moderne Comparate Linguistica e Letteratura comparata - Anno 2007 di Massimo Marongiu Copyright
M. Marongiu |
Alcune
indagini sulla traduzione:
Gibran, Tagore, Pound
Non ci stancheremo di meravigliarci
di quanto l’operare del traduttore sia già in sé, una struttura portante degli
studi di letteratura comparata e naturalmente come i traduttori non raggiungono
la fama che a loro spetterebbe, un’aurea che s’affida comunque solo all’Autore.
In questa prospettiva e per darcene in
qualche modo conto, ci occuperemo di tre traduttori “sui generis” in
quanto anche e soprattutto Autori in
prima persona di opere da loro tradotte in un’altra lingua, di opere non
scritte nella propria ma in lingua straniera o traslate da mondi considerati
estranei alla scrittura della loro lingua, come ad esempio la pittografia.
Sembrerebbe che la casistica sia in una diaspora di campi affatto differenti,
ma basti pensare a questa riflessione: da una parte sul nucleo linguistico
influisce l’unicità dell’apprendimento della lingua madre con i suoi caratteri
tipici e una specificità unica, dall’altra è presente quel macrocosmo che per
semplicità chiameremo immaginario collettivo linguistico.
Noi abbiamo inoltre
d’altra parte ristretto il campo agli autori scelti, per una motivazione
precisa. Tra diverse peripezie, nello scorso secolo, i nostri tre autori hanno
potuto godere ad intervalli epocali, talvolta d’oblio, talvolta di un successo
travolgente, che a dire il vero, in questa svolta di millennio, sembra voler
rinfocolarsi. Inoltre presentano tre tipologie estreme affatto differenti ma
legate dal medesimo intento. Tradurre, che come altrove si è spiegato e
giustificato, è la linguistica comparata a priori e ne trasborda le sue
categorie.
GIBRAN
Gibran traduce il suo
capolavoro: “il Profeta”, da un
originale in lingua libanese maronita permeato da una forte caratterizzazione
innografica, proveniente dalla Bibbia, dalla istruzione cattolica e dalla
filosofia e poesia mussulmana (fatto quest’ultimo rimasto sempre contestato).
La sua traduzione in inglese lo mette in un immaginario gruppo formato dai
protestanti Thoreau, Whitman e Emerson, quasi universalmente riconosciuti il
“gota” della poesia americana. (Magistrali a questo proposito gli studi del
Boitani sull’influenza delle Sacre Scritture sulla Letteratura Americana)[1]
.
Certo è che non bisogna fare di tutt’erba un fascio; cioè negli autori
succennati la semplicità nelle parole e nelle frasi, lo stupore per la natura e
un amore per gli aspetti panteistici e morali (tutto presente anche in Gibran),
risulta evidente da una espunzione degli aspetti scleroticamente retorici e
alla fin fine in un sano e accorto uso del mestiere di scrivere.
Nella traduzione in
inglese di Gibran del Profeta, come immediata caratteristica dello scrivere,
troviamo ogni dove particelle, suffissi, prefissi che lasciano pensare che
l’intuizione dell’espressione fosse sincera e simile ai colleghi americani
cennati, ma raggiunta non con la lima ma con la difficoltà di una scalata con
la piccozza.
La frase inizia e si
immette “malgrè luì” in un “cul de sac”, dove si trova a dover ricorrere artatamente a forme leni,
deboli e derivative. In breve si avverte che non è un “original – american speaking”, e il suo risultato è la vetta di
una funambolica espressione e non una radura di “fili d’erba”. Si potrebbe
supporre in linea teorica che l’originario Gibran maronita, nonostante fosse un
poliglotta, abbia dovuto forzare l’inglese proprio perché fortemente attaccato
alle forme ideali proprie dell’ immaginario collettivo originale, troppo
circoscritto e fortemente strutturato. Il risultato, purché non suoni
offensivo, è un “international english”, anche se colto. L’uscita del poema nel
1923 fu un enorme successo in America e in Inghilterra. Più tardi il movimento
della “New Age” che si affermò intorno agli anni ’70 del XX secolo e che è un
movimento multiartistico e spiritualistico tuttora molto vivace, ha fatto del
Profeta forse il suo vessillo più alto diffondendolo in tutto il mondo come
monumento letterario – mistico della Nuova Era. Il Profeta ha sorpassato i 10
milioni di copie vendute. (Per dare una misura puramente in termini editoriali,
il libro italiano più venduto raggiunge circa i 2 milioni di copie).
Le basi sono
soprattutto bibliche coniugate con un’attenzione estatica alla natura e
all’oggetto quotidiano o no, nella sua valenza funzionale ed estetica. Dai
libri più antichi della Bibbia si muta l’andamento del discorso diviso in due
emistichi liberi messi in dialettica fra loro da opposizioni grammaticali
sintattiche e del senso: singolare, plurale; transitivo, intransitivo; alto,
basso; forte, lene; assoluto, infimo. In Gibran il medesimo artificio, si
esplica soprattutto tra il mondo ideale e la concretezza, che si nota, vi è
più, quando e spicciola. Trascriviamo l’ormai famoso incipit:
Almustafa, the chosen and the
beloved, who was a
dawn unto his own day, had waited twelve years
in the
city of
bear him back to the isle of his birth.
And in the twelfth year, on the
seventh day of Ielool,
the month of reaping, he climbed the hill
without the
city walls and looked seaward; and he beheld
his ship
coming with the mist.
Than the gates of his heart were flung
open, and his
joy flew far over the sea. And he closed his eyes and
prayed in the silences of his soul.[2]
Almustafa, l’eletto e l’amato, come un’alba verso il suo
giorno, aveva atteso dodici anni
nella città di Orfalese il
ritorno della nave che doveva
riportarlo all’isola nativa.
E nel dodicesimo anno, il
giorno settimo di Ielool mese
della mietitura, salì sopra la
collina fuori le mura della
città e guardò verso il mare, e
nella foschia vide la sua
nave venire.
Allora le porte del suo
cuore si spalancarono e la sua
gioia volò lontano, al di sopra
del mare. E Almustafà
chiuse gli occhi e pregò nei
silenzi dell’anima.[3]
Evidente la succennata
separazione in emistichi, potremmo dire caraterizzati “a mantice”. Altrettanto
precise e cadenzate le opposizioni
Eidetico vs. Concreto che riportiamo per dare il senso dispiegato della
nostra suggerita ipotesi di lettura:
EIDETICO
CONCRETO
- l’eletto,
l’amato vs. nave... isola nativa
- il
giorno settimo di Ielool “
mietitura ... nave
- sicura
gioia “ suo cuore ... mare
-
anima “ occhi
Questa struttura in emisticchi con l’apposizione eidetico vs.
concreto è rinvenibile in tutto il poema e vede il continuo e il discontinuo
intrecciati insieme. Forma un substrato ben intessuto dove si articolano i
discorsi spirituali e filosofici senza che questi ultimi appaiano pesanti e
noiosi. E’ un andamento prosodico che raggiunge con semplici artifizi oratori,
un elevato effetto di chiarezza e semplicità anche nelle argomentazioni più
complesse. Secondo il nostro punto di vista è l’immaginario collettivo che
tenta di tradursi in Gibran e che in ultima analisi ne decreta il successo.
Soprattutto è un esempio di traduzione universale, o volendo adottare una certa
linea puristica, di trasduzione. E’ un sistema di simulazione, un idioletto
nascosto che va oltre le acquisizioni dei singoli nelle lingue madri e delle
strutture mentali nazionali e continentali.
TAGORE
Tagore
come Gibran traduce in inglese ma essendo Indiano e non Libanese, traduce dalla
lingua Bengali. Si tratta di una lingua indoaria con forti ripercussioni dal
sanscrito e che ha il suo epicentro, come parlata di 70 milioni di persone, nel
bengala occidentale. Fino alla costituzione del Pakistan occidentale mussulmano
nel 1947, nel Bengala sono convissute le etnie buddiste e mussulmane. Da notare
che del sanscrito bengali, la prima letteratura scritta pervenuta è datata
intorno al 1100 d.C., pressappoco coeva ai primordi della letteratura volgare
europea.
I
primi anni d’istruzione del giovane Tagore trascorsero comunque in un mondo
fortemente contraddittorio, contraddittorio per la politica e per la lingua.
L’oscillazione del Bengali era molto forte a seconda delle radici sanscrite
immesse producendo gruppi anche piccoli che non si capivano l’un l’altro. Una stabilità di queste oscillazioni, verrà
più tardi fissata da Tagore con la sua opera sterminata che diverrà un punto di
riferimento per tutti i parlanti. Padre della lingua? Non solo. Si e’ stimato che la sua opera
poliedrica una volta interamente riordinata e pubblicata, abbisognerebbe di una
trentina di ponderosi volumi. Poesia, politica, insegnamento filosofico,
pittura, musica…Nella poesia dal
Per
completare le nostre notazioni socio-linguistiche sottolineiamo che Tagore fu
un poliglotta, gran viaggiatore e perfezionò in modo particolare l’inglese in
occasione dei suoi studi di legge in Inghilterra alla University of London. E
il suo inglese è quello della upper class
colta, quello che scherzosamente viene chiamato Oxbridge, (dalla unione di due spezzoni dei nomi delle università
più prestigiose: Oxford e Cambridge) e che come vedremo anche nell’esempio
sottostante è scevro da suffissi-prefissi e riduce al minimo le radici sassoni
per privilegiare quelle latine. Questo aspetto selettivo non significa
limitatezza del linguaggio ma intenzionale scelta ai fini e agli effetti che si
vogliono ottenere agendo soprattutto sull’asse della selezione allo scopo di
ottenere un tono di base uniforme che alla fin fine crea anche un tessuto
connettivo sull’asse della contiguità.
Come è noto nel 1913 Tagore vinse il premio
Nobel per
Nel 1912 esce il libro di poesie GITANJALI
con l’entusiastica introduzione di William Butler Yates … “These lyrics…display in their
thought a word I have dreamed of all my life long,” […Queste liriche
mostrano nella loro solidità una parola che io ho sognato tutta la vita. ][Tdr]
e da parte sua Ezra Pound lo presenta immediatamente al comitato per il premio
Nobel…”…there is in him the stillness of
nature…” […c’è in lui la grande severità della natura. ][Tdr.][4]
Il presidente che assegnò il premio descrisse il
periodare nel discorso ufficiale” …profundly
sensitive, fresh and beautyfull verse, by which, with consumate skill, he has
made his poetic thought, espressed in his own English words, a part of the
literature of the West”. […sensibilità profonda, in un fresco e meraviglioso verso, che con
consumata arte, ha creato il suo pensiero poetico, e con le sue proprie parole
Inglesi, una parte della letteratura Occidentale…][Tdr.][5]
Se vogliamo indicare il tipo di
traduzione, uno straniero, traduce da un’altra lingua con una competenza da
parlante nativo estremamente pertinente. E’ come se un non italiano traducesse
da un’altra lingua in italiano e il risultato sia talmente notevole da
suscitare un movimento tale da fargli conquistare un importante riconoscimento
internazionale…La letteratura comparata ha anche questi casi particolari. A
guardar bene la struttura dei passaggi segnici è simile a quella di Gibran, il
cui premio è l’enorme successo editoriale, e a quella di Pound, che a tutt’oggi
ha mantenuto l’interesse della critica per la sua innegabile originalità.
Adesso esporremo un componimento da
GITANJALI per un piccolo saggio della sua maistria:
LITTLE FLUTE
Thou
hast made me endless, such is thy pleasure. This frail
vessel
thou emptiest again and again, and fillest it ever with fresh life.
This
little flute of a reed thou hast carried over hills and dales,
And
hast breathed through it melodies eternally new.
At
the immortal touch of thy hands my little heart loses its limits in
Joy
and gives birth to utterance ineffable.
Thy
infinite gifts come to me only on these very small hands of mine.
Ages
pass, and still thou pourest, and still there is room to fill.[6]
IL PICCOLO FLAUTO
[7]
Tu hai fatto me infinito, questo è il tuo piacere. Questo fragile
Vasello che tu svuoti ancora ed ancora, e riempi ogni volta di vita
fresca.
Questo piccolo flauto di canna che ti sei portato sui colli e le valli
E ha dato vita a melodie eternamente nuove.
All’immortale tocco delle tue mani il mio piccolo cuore perde i suoi
limiti in
Gioia e da vita all’estremo ineffabile.
I tuoi infiniti regali vengono a me solo su queste veramente piccole
mani.
Ere passano, e ancora tu versi, e ancora c’è spazio da riempire.
Il tessuto connettivo dell’opera è
simile a quello che abbiamo visto in
Gibran. Non emisticchi ma Distici taversati da opposizioni di senso.
Inoltre di assolutamente tipico, incontriamo
un elemento suppletivo molto interessante: la poesia ha 103 parole di cui 26,
ovvero più del 24%, hanno radice latina diretta o proveniente dalla occupazione
linguistica francese. Si potrebbe affermare che l’opera è per ¾ di competenza
di un’anglista e per ¼ di un filologo romanzo. Questo per ricordare che spesso
il comparatista conosce con sufficiente competenza gli svariati campi e
problematiche che gli si offrono, ma talvolta ha bisogno di collaborare, di far
la differenza con gli elementi sinergici, e tutto questo lavoro è in genere
misconosciuto, a livello scientifico e perché no, a livello delle carriere
universitarie.
Chiudendo queste quattro righe di vis polemica continuiamo ad esporre le
nostre analisi, proponendo in esplicito, le opposizioni di senso che ci sono
parse più importanti.
Le opposizioni
1 distico…………………..eterno vs. vasello
2 distico…………………..eternamente
nuove vs.
flauto
3 distico…………………..l’immortale vs.
l’estremo (morte)
4 distico…………………..l’infinito vs. spazio vuoto
L’eterno
è predicato per opposizione dal vasello, dal flauto, dall’estremo (che in
inglese ha anche il significato di morte) e totalizzando infine, dallo spazio
vuoto.
Come abbiamo notato in Gibran
le opposizioni più efficaci sono concrete e collegate al mondo lavorativo, così
come il nostro piccolo vaso, il vasello che troneggia come la gemma di gran lunga più luminosa in tutto il
poema.
La
costruzione semiologica del componimento ha come collante tra distici e
verbalità ricca di elementi romanzi la reiterazione estatica dell’eterno che si
staglia, potremmo dire, ha il suo
statuto, nella sua polifunzionale e ben celata negazione.
Mistico è il genere universalmente attribuito a Tagore. Noi
vorremmo suggerire che il suo è un genere mistico-letterario, per ritagliarlo
fuori da quei componimenti estatici, che fuor di giudizio di valore, traggono
ispirazione dal contatto con l’Assoluto con la semplicità propria dell’eletto.
Il misticismo letterario di Tagore versa sempre un costo altissimo in termini
di processo alla langue e susseguente
acte de parole, in un procedimento
dove la costruzione del senso sa mettere in campo i più raffinati esercizi
dell’arte, tanto più raffinati quanto scompaiono nella struttura
sintagmatico-selettiva che emerge, in prima istanza, anche al lettore più
smaliziato.
POUND
Saremo
sintetici nell’elencare le più importanti influenze alle quali fu sottoposto
Pound all’inizio del suo operare, a
cavallo tra ‘800 e ‘900, caratterizzato da un incessante movimentismo.
Dapprima
l’interesse e le traduzioni dalla lingua d’oc,
che avevano come caposcuola Rossetti e Swinburne, e l’inizio del progetto
che poi diventerà il più importante della sua produzione: i “Cantos”. In
contemporanea i principali movimenti e
manifesti a cui aderì furono quello Imagista e
quello Vorticista. I contatti influenti furono riportati da lui stesso
nella stesure di una lettera: in Inghilterra,
Browning, Swinburne, FitzGerald e Yeats… in Francia. Rimbaud - l’unico
che ha scritto qualcosa di veramente nuovo - scrisse, ma anche Verlaine,
Gautier, Laforgue e Corbière. Bisogna aggiungere a parte il rapporto non solo
artistico ma di stretta amicizia con T. S. Eliot, che chiamò la poesia del suo
amico americano, l’opera del ”miglior fabbro”.
E
arriviamo agli anni ’20 con la svolta ideogrammatica, favorita dagli scritti
del 1908 del suo maestro e amico americano Fenollosa.[8]
L’idea
che ha sempre accompagnato l’esperienza poetica di Pound, è stata quella di
cogliere nelle cose il ruvido principio di realtà; con le immagini e i colori
prima, poi con la ricerca del movimento e della trasformazione, e ancora con i
motivi dello scorrere ineluttabile, da lui definiti economici, che trascinano
le cose come forze incontrollabili, e che vengono dagli anfratti più profondi
del divenire. Con lo studio della pittografia Pound sembra dare risposta alle
sue problematiche di fondo: ecco la concretezza del pittogramma, il suo
immaginifico, il suo essere soggetto di cambiamento e portatore della
materialità economica e storica, (naturalmente nell’accezione positivistica dei
termini). Concluso il periodo delle
traduzioni Pound iniziò un certosino lavoro di revisione dei suoi “Cantos” (di
gran lunga la sua opera maggiore), revisione particolarmente evidente nelle sue
stagliate figure di donna e nella descrizione degli elementi naturali.
Quest’impegno durò tutta la vita.
Ma
dedichiamo qualche riga alla teoresi che accompagnò le traduzioni dal cinese.
Pur essendo estremamente interessato Pound si domanda criticamente, quale sia
lo statuto di una frase come quella che abbiamo sotto riportato e soprattutto
quale sia il discrimine tra prosa e poesia nella creazione, lettura ed eventuale
traduzione nel continuum delle
immagini pittografiche.
“”

…il problema è in che
modo il verso cinese possa racchiudere, come
forma, proprio quell’elemento che differenzia la poesia dalla prosa.
Ritornandoci sopra si
vede come le parole cinesi, per quanti visibili, si trovino in un
ordine…necessario (quanto i simboli fonetici e i sintagmi occidentali…Ndr). Ciò
che occorre alla forma poetica è un ordine regolare e flessibile, plastico
quanto il pensiero stesso. Con l’occhio si vedono e si leggono in silenzio i
caratteri, uno dopo l’altro:
Luna raggi
come pura neve
………
………
………
….
….
….
Supponiamo
di guardare da una finestra e di osservare un uomo. D’improvviso questi volta
la testa e concentra la sua attenzione su qualcosa. Osserviamo anche noi e
vediamo che il suo sguardo si è fissato su un cavallo. Abbiamo dunque visto:
l’uomo prima di agire, mentre agiva, infine l’oggetto diretto della sua azione.
Parlando, spezziamo la rapida continuità di quest’azione e del quadro
corrispondente nelle tre parti o giunture essenziali, nell’ordine dovuto, e
diciamo:
L’uomo vede il cavallo
… ma con eguale facilità
potremmo indicare queste tre fasi del nostro pensiero con simboli ugualmente
arbitrari, non basati sul suono; per esempio con tre caratteri cinesi:

“”[9]
Se si eccettua quello che
oggi chiameremmo psicologismo, ma che agli inizi del secolo scorso era di gran
moda sull’onda del positivismo, i punti focali della problematica pittografica
sono posti in modo esemplare.
Prima
di affrontare una traduzione di Pound, facciamo un breve ripensamento sulla
nostra tradizione “fonica”, con alcune ipotesi e alcune riflessioni che
potrebbero portare eventuali
approfondimenti successivi.
Laddove
gli entinemi o parti più complesse del discorso, raggiungono, per dirla con
Croce, la grazia della Poesia, si verifica che dalla langue, l’acte de parole si condensa e crea una complessità che è,
alla fin fine, uno speciale agglutinarsi di senso e suono, una felice ideale
traslazione dell’asse della selezione e della contiguità; di significato e di
significante.
Nell’ideogramma
(e anche nelle lingue dove il sintagma fonico non corrisponde alla grafia, non
possiamo forse azzardare, di avere un fenomeno di microideogrammaticità?), si
può affermare che l’opposizione senso e suono, trasla in ordine di priorità, in
senso e icona. E la traduzione, come felicemente intuì Pound, facendo irretire
i suoi contemporanei puristi della traduzione, deve partire dall’immagine e non
dal sintagma verbale che ne discende, che tra l’altro è solo una delle
“interpretazioni” possibili, di una stringa di pittogrammi.
Noi
non vogliamo entrare in polemica, ma il solo fatto che le sue traduzioni siano
accanto alle altre sue opere nelle antologie, lascia pensare che il suo lavoro
fu ad un alto tasso di artisticità. Al sinologo consigliamo i lavori
specialistici come prima lettura e un’eventuale lavatura di panni in Pound, che
ha osato ardire di mettere a confronto, con la sua particolarissima arte,
koinè, lingua e abitudini affatto differenti.
In
breve Pound si è occupato di molti Anonimi, di Poeti accomunati in raccolte
come il “Catai”, un po’ di poesia Epica
intercalata ad altri componimenti, i
drammi NO e Confucio. Per quelli che sono i fini del presente elaborato
abbiamo ritenuto sufficiente la scelta dal Catai per la sua vetustà, di “The
Beautyfull Toilet” di Mei Sheng,
The Beautyfull
Toilet. L’Abito Meraviglioso
Blue, Blue is the grass abaut the
river Blù, blù è l’erba al fiume
And the willows have overfilled the closed garden. E i salici hanno riempito il giardino chiuso
And within, the mistress, in the
midmost of her youth E in mezzo, la
signora, nel fiore degli anni
White, white of face, hesitates, passing the door. Bianca, bianco il viso, esita, nel passar la
Slender, she puts forth a slender
hand;
[porta.
Esile, lei mette innanzi l’esile mano;
And she was a courtezan in the old days, Ed era una cortigiana ai vecchi tempi
And she has married a sot, Ed ha sposato un ubriacone,
Who now goes drunkenly out Lui adesso va fuori come gli ubriachi
And leaves her too much alone. E la lascia troppo sola.[10]
Diamo
una sorte di prolegomeni per una versione ragionata.
Il blu
e il verde del cristallino fiume travalicano la valenza coloristica ma
rimandano al colore delle pietre preziose e alle virtù protettive e
terapeutiche che gli si attribuivano: zaffiro, smeraldo, cristallo di rocca.
Il
salice piangente che con tutta probabilità esisteva ancora solo in Cina, per
crescere abbisogna di molta acqua e quindi il giardino chiuso, doveva avere o
acqua corrente o un ampio impluvium.
E il che trasforma la casa
implicitamente in una magione signorile.
Esile
postura e esile mano sono forse una concessione all’occidente. Più pertinente
sarebbe stata piccola postura e piccola mano. Non abbiamo a questo proposito la
benché minima possibilità di verificare, ma l’ipotesi è plausibile.
Il marito e’ etichettato ubriacone. Ma seguendo la lettera dell’ultimo distico Lui adesso va fuori non ubriaco ma “come gli ubriachi” che potrebbe significare in prima istanza che ora sposato, esce comunque molto per le necessità della casa padronale e delle sue pertinenze, per lunghi periodi di tempo, COME gli ubriachi, non ubriaco. E da ultimo, il marito se non fosse persona di rango e di mezzi non avrebbe mai avuto la possibilità di affrancare, da qualche gran signore, la sua futura moglie. Coglie la differenza il traduttore ([11]) che espone: “…sposò un bruto”. Onde ne risulterebbe che Lei sta’ sempre sola, perché il bruto se ne va sempre in giro come un ubriaco. Il che mette definitivamente a posto le cose, leggermente travisate dalla mia letterale, nella prima descrizione dell’uomo.
Concludiamo
con alcune notazioni sul testo di Pound d’ordine analitico.
I
primi due versi sono dedicati alla natura, il penultimo, d’inciampo a preparare
la chiusa afona, è dedicato all’uomo, e il corpo centrale alla donna, anzi al
suo vestito, nel senso di abitus. La coniugazio stanziarum è semplicissima. Si tratta di un’anafora
reiterativa non rimata.
E’
singolare che dagli studi di Jakobson , Slowzky e Propp si sia individuato,
alla ricerca delle forme più antiche di poesia condotte soprattutto nelle
cosiddette isole linguistiche, che il fenomeno reiterativo, anche di interi
sintagmi, è tipico dei più antichi componimenti orali e scritti di cui siamo
venuti a conoscenza.
Alla
luce di questo componimento datato circa
[1]) Pietro Boitani. L’ombra di Ulisse, il Mulino, bologna, 1992. Pietro Boitani – Ri-Scritture, il Mulino. Bologna, 1997.
[2]) Kahlil Gibran: il Profeta, Il Giardino del Profeta – Mondatori 1990 p. 2
[3]) ibidem. La traduzione di Piera Appezzo e Nicola Crocetti è un vero e proprio ‹‹sistema di simulazione secondario››, come direbbe il Lotman e ricrea i nessi semici e sememici pur rispettando ove possibile la figurazione sintagmatica. Veramente notevole la scelta del “tipo” di traduzione.
[5]) http://nobelprize.org/literature/laureates/1913/
[7]) La traduzione è nostra a uso vocabolario, quella che è nota come “di servizio”.
[8]) Per questo quadro enciclopedico, siamo debitori di Aldo Tagliaferri . Ezra Pound, Opere scelte II vol. Mondadori, 1970, p. v e segg.
[9]) ERNEST FENOLLOSA –
L’IDEOGRAMMA CINESE COME MEZZO DI POESIA- Una ars poetica. Introduzione e note
di Ezra Pound-1918- IN: EZRA POUND-OPERE
SCELTE. ibidem. p.380.381 - Nel ’18
Fenollosa era già morto e tutto è rimaneggiato o comunque attentamente vagliato
da Pound.
[10]) MONDADORI. Ibidem p. 240 e seg. La traduzione a fronte letterale è nostra.
[11])
MONDADORI, id. p. 241